MONTE ROCCA

Il monte ROCCA (mt. 889) è un possente bastione naturale che domina la valle del Vergatello e suggerisce l’immagine del ponte di comando di una nave; presenta un profilo a sella con depressione centrale in corrispondenza di una faglia del terreno; i due corni della sella sono costituiti da due spuntoni rocciosi.
Quello a sud, che raggiunge l’altezza di mt 898, termina in una vetta aguzza, mentre l’altro, di mt 868, presenta una sommità appiattita: su questo pianoro, rivestito dal bosco, si estendeva un abitato dell’ETA’ del BRONZO databile intorno al 1100-900 avanti Cristo.Ricerche condotte nel 1972 su incarico della Soprintendenza alle Antichità dell’E.R. e dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Bologna hanno portato alla luce numerosi reperti storici e gli scavi hanno evidenziato i resti di due strutture con pali che formavano due capanne parzialmente sovrapposte.
Sono stati rinvenuti numerosissimi frammenti di varie forme di vasi, piatti di ceramica, una punta di freccia in selce, uno spillone per capelli di donna in filo di bronzo; su 120 ossa di sicura identificazione si distinguono ovini, bovini, suini, equini e cani. Purtroppo molti reperti sono stati distrutti dalle trincee costruite dall’esercito tedesco nell’ultimo conflitto mondiale.La rupe del Rocca ha preso il nome da una roccaforte edificata dai bolognesi sulla vetta nell’anno 1243.
Era un’opera militare composta da una piccola corte chiusa da un camminamento merlato e fiancheggiata da un’alta torre sul cui vertice era stata issata una campana (sono ancora visibili alcuni muri perimetrali); mediante un sistema di segnalazioni luminose, l’allarme veniva trasmesso ai più prossimi punti di osservazione e da questi rinviato all’osservatorio centrale allestito in città, sulla torre Asinelli.Nel secondo conflitto mondiale il monte Rocca fece parte dell’ultimo sistema di difesa tedesco in territorio italiano, conosciuto come Linea Gotica, che si estendeva dal mar Tirreno al mar Adriatico.
Nel nostro territorio gli invasori riuscirono a fermare l’avanzata alleata, infatti il fronte rimase immobile per tutto l’inverno ’44 -’45 con i tedeschi arroccati sulle alture a nord di Rocca di Roffeno (monte Pigna, monte della Pardera ecc), e gli alleati schierati sul crinale a sud del paese (monte della Castellana, monte della Spè ed altri). Per molti mesi nell’abitato di Rocca di Roffeno si stabilì il comando tedesco e, a causa dei continui bombardamenti alleati nel medio Reno, vi fu trasferito anche l’ospedale di Vergato.Il 14 aprile 1945 il generale Truscott diede il via all’attacco finale per lo sfondamento delle difese tedesche pronunciando le parole “Lo spettacolo comincia” (“The show in on”).
Alle ore 8,30 precise iniziarono ad arrivare nella Valle del Reno numerose squadriglie di cacciabombardieri Thunderbolt che, mitragliando, sganciarono bombe dirompenti, incendiarie e al napalm; si accanirono in particolare sul Monte Rocca e sulle alture circostanti; alle ore 9,10 subentrò un massiccio bombardamento dell’artiglieria pesante soprattutto sul Monte Rocca con effetti devastanti. Fu una delle più grandi concentrazioni di fuoco d’artiglieria nel corso della Campagna d’Italia. “Uno spettacolo tremendo”, “Una visione terrificante”, “Il terreno tremava letteralmente” hanno riferito i militari americani che avevano assistito all’offensiva.Allo scoccare delle ore 9,45, scomparso il denso ed acre fumo dei bombardamenti, gli americani della 10° Divisione da Montagna cominciarono a varcare la LD (Linea di Partenza), contemporaneamente i bulldozer del 126° Brigata Genio avanzarono sotto il fuoco dei cannoni nemici ampliando le vecchie strade e tracciandone di nuove per consentire il passaggio di veicoli motorizzati e corazzati (ancora oggi esiste la cosiddetta “strada americana” lungo il versante orientale del monte della Castellana).
L’86° Reggimento partì più tardi, alle ore 10,30, rispetto agli altri due reggimenti, l’85° e l’87°. Il 2° Battaglione fece una deviazione a Torre Jussi e attaccò alle 10,40 con l’appoggio del 605° e 616° Rgt. Artiglieria il temibile Monte Rocca; vi fu una sanguinosa battaglia e la vetta fu conquistata alle ore 17. “L’assalto al monte Rocca fu un’azione splendida”, ha scritto uno storico americano. La grande croce devozionale sulla vetta della montagna era stata divelta dalle cannonate alleate. Dei difensori del monte Rocca, stimati in circa 70 uomini all’inizio della battaglia, appartenenti alla 1° Compagnia / 756° Reggimento Granatieri, si sarebbe salvato solo il portaordini.Dalla sommità del monte lo sguardo può scorgere, nelle giornate con aria cristallina, le prealpi lombardo-venete a nord e le vette più alte dell’appennino emiliano come il Corno alle Scale (1945 mt.), il Cimone (2165 mt.) ed il Cusna (2121 mt.) in direzione sud e sud/ovest.Nelle notti serene, complice la quasi assenza di inquinamento luminoso, si può ammirare la volta celeste e farsi sedurre dai richiami mitologici di stelle, pianeti e costellazioni.

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